Abruzzo e viticoltura sono da sempre un binomio inscindibile, una regione vocata per natura a questa coltivazione le cui origini risalgono all’età del Bronzo o addirittura del Ferro.

La produzione di vino si inscrive dunque nel dna degli abruzzesi e nel nostro, una declinazione naturale di un territorio che vanta una grande biodiversità sia per i vitigni autoctoni d’Abruzzo sia per quelli di importazione.

È infatti caratterizzato da un terreno particolarmente adatto con le dolci colline dell’entroterra vastese che scendono fino alla costa, protetto dalla Majella e coccolato dal Mar Adriatico, questa zona gode di un ottimo microclima con importanti escursioni giorno – notte, nonché giusta insolazione, buona piovosità e giusta ventilazione.

Una storia lunga 50 anni quella della denominazione di origine del Montepulciano, che però non può ridurre la storia di un popolo e del suo vitigno principe solo a questi anni.

Un percorso difficile che non ha fermato il popolo abruzzese, i produttori, i vecchi e i nuovi, gli operatori del settore che lavorano e continuano a lavorare per portare in alto il nome del Montepulciano e del suo Abruzzo.

Il principale vitigno è sicuramente il Montepulciano d’Abruzzo: autoctono, a bacca nera, D.O.C., è il principe indiscusso della nostra regione. Usato in passato come vino da taglio, è stato rivalutato dagli anni ’90 conquistando la sua giusta importanza nel panorama dei vini italiani.

Dal color rubino, con sfumature violacee, strutturato, giustamente acido e tannico, è il signore dei rossi abruzzesi. Da questo vitigno si produce anche il vino Cerasuolo d’Abruzzo D.O.C., tramite una vinificazione in bianco, dal colore rosa, con sentori di ciliegia e piccoli frutti rossi.

Il Trebbiano è un altro dei grandi vitigni autoctoni abruzzesi, bianco, D.O.C. dal colore giallo paglierino.

Molto diffuso nel centro Italia fin dall’epoca dei romani, è un vino da grandi produzioni, declinabile in svariati modi dato il suo sapore delicato e non invadente, in Abruzzo sicuramente caratterizzato da un gusto più intenso, vellutato con note fruttate e floreali.

Il Pecorino sempre originario del centro Italia, anch’esso coltivato da tempo immemore, trova in terra d’Abruzzo un clima e un terreno ideale. Una leggenda vuole che il suo nome derivi dalla pratica della transumanza:

le greggi di pecore passavano di qui a metà settembre quando l’uva era matura e dolcissima, e ne andavano ghiotte. A bacca bianca, I.G.T., abbastanza sapido e acido, con una struttura che si fa sentire, aromatico e dai sentori erbacei.

Il vitigno Passerina, tipico delle zone tra Marche ed Abruzzo, è di abbondante produzione. Se veniva usato in passato come vino da taglio, oggi è stato rivalutato e viene vinificato in purezza.

Dagli acini piccoli e bianchi, il vino si caratterizza per un colore giallo limone con note verdi, ha un sapore aromatico ma delicato, fresco al palato e gradevole.

Syrah o Shiraz non è un vitigno autoctono d’Abruzzo, nè italiano, ma è stato introdotto dalla valle del Rodano ad inizio ‘800 per diffondersi poi maggiormente in Toscana e in Sicilia.

Una scommessa averlo introdotto nel nostro territorio, molto sensibile allo stress idrico ma davvero affascinante per il vino che se ne produce: ha un colore rosso scuro tendente all’inchiostro, un sapore inconfondibile dalle note del pepe e del cioccolato, speziato, tannico e di buon corpo. Davvero interessante.

Sentiamo parlare di vini veri, significa quindi che ci sono vini falsi?

Sentiamo parlare di vini naturali e ci chiediamo: esistono vini non naturali?